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BREVE GUIDA ALLA PRESCRIZIONE DEL TRATTAMENTO MANIPOLATIVO OSTEOPATICO

Nella pratica dell’osteopatia è comune riscontrare una scarsa specificità da parte dei terapeuti nella diagnosi strutturale e nella prescrizione dell’intervento da applicare. Troppo spesso si assume la diagnosi riferita o sintomatica, e con l’immagine patologica si ricerca la disfunzione somatica lì dove ci si aspetta, e puntualmente è li che ci aspetta!  

In medicina osteopatica è importante avere una immagine nitida delle strutture esaminate, utile alla comparazione focalizzarsi sulla sede, riflettere sulla natura e la tipologia della disfunzione somatica. 

Siate specifici nell’attivare forze intrinseche all’intensità, alla frequenza e alla durata complessiva del piano di trattamento. 

Di conseguenza, la prescrizione della terapia manipolativa richiede un’accurata diagnosi della disfunzione somatica che va trattata, una descrizione specifica del tipo di procedura manipolativa, la sua intensità e frequenza.

Le procedure terapeutiche manipolative sono indicate in presenza di quell’entità diagnostica chiamata disfunzione somatica o lesione manipolabile.

LA DISFUNZIONE SOMATICA

Con disfunzione somatica si intende una funzionalità alterata o danneggiata dei componenti del sistema somatico (l’impalcatura corporea) in relazione tra loro:

strutture scheletriche, artroriali e miofasciali, nonché gli elementi vascolari, linfatici e neurali ad esse connessi.

/ SINONIMI DI LESIONE MANIPOLABILE

  • Blocco articolare; 
  • sublussazione chiropratica; 
  • lesione osteopatica; 
  • perdita del gioco articolare; 
  • dislocazioni intervertebrali minori. 

LA TRIADE DIAGNOSTICA

Nel definire una disfunzione somatica si utilizzano tre elementi: 

  • A = asimmetria della forma o della funzione di parti del sistema muscoloscheletrico in relazione tra loro; 
  • R = range motorio, principalmente un’alterazione del movimento, considerandone ampiezza, qualità durante le varie fasi dell’esecuzione ed “end feel” al termine del movimento; 
  • T = tessuti con consistenza anomala; alterazione della percezione palpatoria dei tessuti molli, principalmente ipertono muscolare, e dei tessuti cutanei e connettivi, descritti usando i termini freddo-caldo, molle-duro, spugnoso, pastoso, e così via. 

Nella maggior parte dei casi le anomalie della consistenza tissutale derivano da una funzionalità alterata del sistema nervoso con incremento dell’attività dei motoneuroni il che prolunga l’ipertono muscolare, e una funzionalità alterata del sistema nervoso ortosimpatico a livello cutaneo, relativo all’attività vasomotoria, sudoripara e pilomotoria. 

GLI OBIETTIVI CLINICI DEL TRATTAMENTO MANIPOLATIVO L’obiettivo della manipolazione è quello di utilizzare le mani in un processo di gestione terapeutica del paziente, dando istruzioni di come attivarsi nel trattamento, o indicazioni ergonomiche;  

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Qi gong – pratica mente corpo

Qi gong (pronuncia ci-gong)  è un termine cinese che si riferisce a tutte quelle forme di esercizio che lavorano sul Qi.  Secondo la medicina orientale il Qi, nel suo senso più generico, comprende tutto ciò che va dall’aria che respiriamo all’energia vitale che anima il nostro corpo. 

Gong significa agire o allenare. Da quì il termine Qi gong può essere meglio compreso semplicemente come allenamento del respiro, sebbene esso sia da considerarsi molto più di ciò. Il Qi, per mezzo della sua stretta relazione con la funzione respiratoria, favorisce la resistenza contro le malattie, facilita la capacità di adattamento al proprio ambiente interno ed esterno e fornisce l’energia necessaria per il continuo processo di rigenerazione che ha luogo all’interno del nostro corpo. 

Così, naturalmente, avere abbondanza di Qi equivale ad avere una buona salute, e questo è il fattore primario nella prevenzione della malattia. E’ in virtù di tale considerazione che, alcune forme di «training del Qi», esercizi di respirazione in specifiche posture espresse attraverso movimenti lenti, fluidi e ripetuti a cicli, sono considerate essere di fondamentale importanza nella medicina orientale, ovvero in agopuntura ed in erboristeria. 

Il Qi gong è utilizzato come termine generico, per definire tutti i tipi di allenamenti  fisici e mentali, miranti a sviluppare il proprio Qi ovvero la capacità energetica, anche se il più delle volte il Qi gong viene descritto come training del respiro che attiva il proprio «Qi (= sorgente), il quale, messo in movimento, favorisce il rafforzarsi ed il mantenimento della propria forza vitale. Se vuoi curare il tuo prossimo, armonizza te stesso! 

Alcuni semplici esercizi di Qi gong ripetuti ogni giorno sono utili a mantenere e a ritrovare il tuo equilibrio interiore. Così il Terapeuta Osteopata che utilizza l’energia equilibrata del Qi riuscirà ad applicare una manualità corretta senza alterare il proprio centro. Applicare l’osteopatia implica un coinvolgimento anche del corpo del terapeuta e ciò può essere gestito al meglio attraverso la conoscenza del Qi gong, gestendo le energie proprie e del paziente senza confusione ma migliorando entrambe. L’osteopata attraverso le sue mani allenate con la giusta tecnica, normalizza in proporzione a quanto egli è consapevole della salute. 


Considerazioni osteopatiche nelle cervicalgie e nella cefalea miotensiva

La “cervicalgia” è uno dei problemi posturali più diffusi: è causa di numerosi sintomi, che a volte possono limitare seriamente la qualità della vita.
Il dolore cervicale affligge fino al 50% della popolazione ogni anno. L’incidenza massima si riscontra dopo i 40 anni e le donne risultano più inclini a sviluppare tale patologia.
Tra i fattori di rischio vi sono le posture viziate al lavoro, associate ad una flessione del rachide cervicale mantenuta a lungo, un alto stress psicologico, il fumo, passare molto tempo davanti a device elettronici, come anche un precedente trauma in regione cervicale che può avere comportato dei danni tissutali o delle alterazioni  funzionali.
Nella maggior parte dei casi, all’origine del dolore c’è un’alterazione non grave che interessa le strutture muscolo-scheletriche situate nella regione cervicale: muscoli, legamenti e dischi intervertebrali, che garantiscono sia il movimento che il sostegno (dato che il collo ha una notevole mobilità per consentire allo sguardo di orientarsi in tutte le direzioni). Uno stress meccanico esagerato e non corretto rispetto a quello che queste strutture possono sopportare, provoca dolore.
L’eziopatogenesi è però varia, può essere dovuta da problemi discali, artrosici, stomatognatici, vestibolari, visivi e molti altri, tutti con una caratteristica comune: la forte tensione della muscolatura cervicale.
Uno dei disturbi più frequenti e fastidiosi associati al dolore cervicale è la cefalea, comunemente chiamata “mal di testa. Il mal di testa può compromettere in molti modi la qualità della vita sociale e professionale, soprattutto quando diventa malattia. Le terapie farmacologiche spesso usate in fase acuta hanno poca influenza sulla prevenzione e guarigione totale dagli attacchi.

Le cefalee vengono divise in due grandi categorie: le cefalee primarie, in genere benigne e senza conseguenze e quelle secondarie, legate a condizioni patologiche anche molto gravi.

Le cefalee primarie, le sole trattabili, e che interessano l’osteopata, sono la cefalea miotensiva, caratterizzata da episodi di durata variabile da minuti a giorni, il dolore è tipicamente compressivo-costrittivo. Viene descritto dai pazienti  “come una fascia che stringe la testa. ”

Emicrania: il dolore è unilaterale e alcuni episodi sono preceduti o accompagnati da segni o sintomi sensoriali premonitori (la cosiddetta emicrania “con aura”), come flash di luce, visione di punti neri o formicolio alle gambe o alle braccia. Insieme all’emicrania, spesso si presentano nausea, vomito ed estrema sensibilità alla luce e ai rumori.

Cefalea “a grappolo”: caratterizzata da attacchi intensi di dolore in sede temporale e peri-orbitaria. La particolarità è che gli attacchi si ripetono ciclicamente seguendo sempre lo stesso schema; tali fasi attive vengono definite “grappoli” (in inglese”cluster”). L’intenso dolore è causato dall’eccessiva dilatazione dei  vasi  cranici che generano pressione sulle terminazioni sensitive del nervo trigemino. I “grappoli” solitamente hanno una durata che può variare da alcune settimane ad alcuni mesi ed in genere sono seguiti da periodi in cui gli attacchi cessano completamente.

Un altro importante collegamento, spesso sottovalutato, tra mal di testa e cervicalgia “passa” dalla bocca attraverso collegamenti miofasciali e neurologici. Tra i collegamenti miofasciali svolge un ruolo rilevante la catena linguale, tra quelli neurologici il trigemino che innerva i muscoli masticatori e l’articolazione temporo-mandibolare. 

L’Articolazione Temporo-Mandibolare (ATM) è coinvolta in molteplici azioni tra cui deglutizione, masticazione, fonazione e respirazione. La maggior parte dei disturbi dell’ATM sono dovute a squilibri e/o lesioni causate da movimenti ripetitivi che portano stress e affaticamento dei muscoli adibiti alla masticazione, deglutizione e a tutta la muscolatura cranio-vertebrale-cervicale, dorsale superiore e dello stretto toracico superiore. Questa condizione può predisporre e favorire l’insorgenza di artrosi cervicale, soprattutto se non trattata e protratta nel tempo.

Un’altra connessione tra emicrania e dolori cervicali può essere trovata nel nervo vago: uno stato di forte contrattura della muscolatura cervicale può creare disfunzioni del nervo vago. Il X nervo cranico parte da una struttura chiamata tronco dell’encefalo e diffonde verso molti organi, specialmente quelli digestivi.
Nervo vago e tronco dell’encefalo ricevono influenze significative dalle prime due vertebre cervicali e dai loro muscoli, ecco come problemi cronici alle componenti cervicali possono creare contemporaneamente disturbi digestivi e mal di testa. In una prima fase, attraverso un attento esame posturale, si andrà a valutare la corretta funzionalità del tratto cervicale e l’eventuale presenza di disfunzioni articolari.


26 Maggio 2020

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